Sir Bradley Wiggins ha ammesso di aver utilizzato una tenda ipobarica per il Tour del 2012. Nulla a che vedere con l'Epo di Armstrong

Doping: ecco perché la tenda ipobarica di Wiggins è diversa dall’Epo di Armstrong

Sir Bradley Wiggins ha ammesso di aver utilizzato una tenda ipobarica per il Tour del 2012. Nulla a che vedere con l’Epo di Armstrong

In una intervista al The Times Magazine Bradley Wiggins ha fissato i suoi obiettivi per il 2016: tornare al peso forma per le prove in pista mettendo su 16 chili di massa e guidare il quartetto verso la medaglia d’oro olimpica.

Il vincitore del Tour de France 2012 ha parlato anche della preparazione in quella stagione e dell’utilizzo di una tenda ipobarica, pratica vietata sul territorio italiano ma consentita altrove. La Wada (l’agenzia mondiale per la lotta al doping) lascia alle singole nazioni decidere sull’argomento e da noi, giustamente, le norme antidoping sono tra le più restrittive tanto che il divieto di utilizzo delle tende e delle camere ipobariche è normato dalla Legge 376 del 2000 e non da regolamenti federali.

La tenda ipobarica in Italia è doping, altrove (e in altri sport) no.

Dunque in Italia l’uso della tenda ipobarica è considerato pratica dopante e in altre nazioni no come non è considerato pratica dopante da altre federazioni sportive. Lo racconta Alessandra Retico dalle pagine di Repubblica.it:

Entri nell’ uovo, sgusci che sei Novak Djokovic. Il tennista serbo ha questo non più riposto segreto: usa una camera pressurizzata, una specie di astronave, ci fa un viaggio di una ventina di minuti al giorno e sbarca più ossigenato e col sangue frizzante. Una stanza ipobarica, con tecnica mista: abbattimento della pressione per simulare l’ altitudine e stimolare la produzione di globuli rossi, veloce ritornoa pressione normale. Come da Torino al Monte Bianco e viceversa in un lampo, e in continuazione, per evitare che l’ organismo si adatti.

Dunque dentro la tenda ipobarica non ci si è infilato solo Wiggins ma anche il tennista e attuale numero uno ATP Novak Djokovic. Ma chissà quanti altri campioni e non praticano quello che la legge italiana considera doping ematico? Senza ammissioni, come quella di Wiggo, è impossibile saperlo. E forse l’ammissione del baronetto è legata proprio al fatto che la pratica nel suo paese non è vietata.

Ecco perché Wiggins non è Armstrong.

Non c’è nessuna violazione delle regole da parte di Wiggins, almeno fuori dal nostro paese. Armstrong invece cerca alibi per i suoi anni conditi di Epo, sostenendo che se oggi ci fosse un farmaco difficile da trovare con gli esami come l’Epo allora, tutti i ciclisti ne farebbero uso. È troppo facile fare illazioni sugli altri senza avere alcuna prova.

Regole uguali per tutti.

La vicende Wiggins e Djokovic riportano al centro del dibattito il tema di una armonizzazione delle norme antidoping tra paesi, federazioni sportive e comitati olimpici. Non possono esserci differenze tra legislazioni e regolamenti, perché non possono esserci atleti favoriti da certe pratiche che alcuni paesi ritengono legali.

 

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Francesco Latini

Giornalista professionista da oltre un decennio. Per dirla con le parole di Guccini appassionato di "politica, ciclismo, storie vere". Direttore responsabile di veloMAG.it


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