«Situazione di merda» ma Dumoulin non è un cagasotto

La maglia rosa costretta a un’improvvisa e fantozziana sosta a causa di problemi intestinali è riuscita a reagire ma sui social network è un susseguirsi di illazioni che non fanno bene all’intero movimento

Va bene, diciamolo pure, la sosta improvvisa di Tom Dumoulin può aver fatto sorridere. La maglia rosa si ferma quando mancano poco più di trenta chilometri all’arrivo, si toglie il casco, poi la maglia simbolo del primato e, infine, si cala le braghe mentre scende veloce dove nessuna telecamera può inquadrarlo mentre cerca di liberarsi di quelle fitte che da un po’ lo attanagliavano.

Eppure Dumoulin non è certo un personaggio uscito da un film di Fantozzi, piuttosto è un corridore solido che sta dimostrando tutto il suo spessore in questo Giro. Inutile e superfluo ricordare le sue vittorie e le ottime prestazioni. Oggi, però, ha avuto la sfortuna di incappare nel più classico dei problemi intestinali, «situazione di merda» l’ha definita lui a ragione.

Inconvenienti che, immagino, saranno capitati a molti di voi che leggete. Eppure in Rete si sono scatenati tutti quei pensatori che vedono del marcio ogni qual volta la storia non si sviluppa secondo un canovaccio prestabilito e standardizzato. Ecco che, nel ciclismo dei super preparatori, dei watt e della telemetria, un corridore non può cagarsi sotto…

Ne ho lette di cotte e di crude. C’è chi ha scritto che ha ingerito troppi sali tutti insieme o troppe maltodestrine o, ancora, che un preparatore dovrebbe ben sapere e dunque programmare, a che ora un corridore se ne va beatamente al bagno a defecare.

Scusate se, davanti a tutto ciò, rido fragorosamente. La verità è che ogni episodio, ogni piccolo dettaglio che vi porta fuori dal copione del ciclismo moderno, quello di cui sopra dei watt e cose affini, vi fa sospettare, vi fa brandire come una clava le pratiche dopanti. Il sospetto è il primo male che rischia di uccidere il ciclismo.

Il sospetto di farsela addosso ha invece consigliato a Dumoulin di spogliarsi della maglia rosa e di vestirsi un po’ da Fantozzi, almeno fino a quel posto riparato dove liberarsi. Poi è ripartito e ha lottato come un leone per mantenere il primato in classifica. Dumoulin non è un cagasotto, a poco più di trenta chilometri dall’arrivo ha solo deciso di sentirsi un po’ più libero. E se invece di scegliersi quella toilette all’aperto avesse deciso di avvicinarsi all’auto del medico per farsi dare una dose massiccia di Loperamide che cosa avreste scritto sulle vostre bacheche? Che è un dopato perché ha preso un farmaco per non farsela addosso?

In fondo, Dumoulin ha scelto la via più umana, quella di fermarsi e di dare libero sfogo al suo intestino per poi rimettersi in sella e lottare con i denti per difendere la sua maglia rosa. Ecco perché Dumoulin non è un cagasotto.



Francesco Latini

Giornalista professionista da oltre un decennio. Per dirla con le parole di Guccini appassionato di "politica, ciclismo, storie vere". Direttore responsabile di veloMAG.it


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