Pubblicato il Maggio 17, 2024

Contrariamente a quanto si crede, la chiave per superare uno stallo nel ciclismo non è allenarsi “sempre a tutta”, ma applicare una strategia fisiologica precisa.

  • L’80% del tempo a bassa intensità costruisce un’incrollabile efficienza mitocondriale, la vera base della resistenza.
  • Il 20% ad alta intensità fornisce lo stimolo mirato per aumentare la potenza di picco, senza l’esaurimento della “zona grigia”.

Raccomandazione: Smetti di allenarti “a sensazione” e inizia ad ascoltare il tuo corpo con dati come l’HRV per applicare il modello 80/20 in modo intelligente e sostenibile.

Sei bloccato. Ogni settimana macini chilometri, spingi forte in salita, sudi sui rulli, ma il cronometro non mente: non migliori più. Anzi, ti senti cronicamente stanco, le gambe pesanti e la motivazione vacilla. Questa frustrazione è il sintomo di un errore comune tra gli amatori appassionati: la “trappola della zona grigia”. È l’istinto di allenarsi sempre a un’intensità media, abbastanza forte da faticare ma non abbastanza da stimolare veri adattamenti fisiologici. Si pensa che “più fatica” equivalga a “più risultati”, ma la scienza della performance racconta una storia diversa.

Le soluzioni tradizionali suggeriscono di aumentare il volume o l’intensità, ma spesso peggiorano solo il problema, portando a un sovraccarico del sistema nervoso autonomo e a un esaurimento ormonale. E se la chiave non fosse spingere di più, ma spingere in modo più intelligente? Se la soluzione per andare più forte in gara fosse, paradossalmente, passare l’80% del tuo tempo ad andare più piano? Questo è il cuore dell’allenamento polarizzato, un modello che non è una formula magica, ma una profonda strategia fisiologica che trasforma la tua biologia per renderti un atleta più efficiente, potente e resistente.

Questo approccio non si limita a dividere il tuo tempo. Ti insegna a instaurare un dialogo corporeo, a interpretare i segnali come la variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e a strutturare ogni aspetto della tua preparazione — dal recupero alla forza in palestra, dalla periodizzazione alla strategia di gara — attorno a un principio fondamentale: stimolare il corpo in modo mirato e poi dargli il tempo di adattarsi. È il segreto per costruire una performance atletica sostenibile e finalmente infrangere quel muro che ti blocca.

In questa guida completa, agiremo come il tuo coach personale. Analizzeremo ogni componente di questo metodo, fornendoti gli strumenti scientifici e pratici per smettere di allenarti a caso e iniziare a costruire la tua migliore performance di sempre. Scopriremo insieme come ogni pezzo del puzzle — riposo, alimentazione, forza e strategia — si inserisce nel quadro più ampio del modello 80/20.

HRV basso al mattino: quando è meglio saltare l’allenamento per evitare infortuni o malattie?

La Variabilità della Frequenza Cardiaca (HRV o VFC in italiano) è la metrica più potente a tua disposizione per instaurare un vero dialogo con il tuo corpo. Non misura quanto sei “in forma”, ma quanto il tuo corpo è pronto a sostenere uno stress allenante. Un HRV alto indica che il tuo sistema nervoso autonomo è in modalità “riposo e recupero” (parasimpatica), pronto per un allenamento intenso. Un HRV basso, al contrario, segnala uno stato di stress o affaticamento (dominanza simpatica), suggerendo che un ulteriore carico intenso sarebbe controproducente, aumentando il rischio di infortuni, malattie o sovrallenamento. È la tua spia del motore interna.

Atleti professionisti come Tadej Pogačar monitorano ossessivamente questo dato; un’analisi dei suoi file ha mostrato come il suo HRV possa raggiungere 120-130 ms in una buona giornata, scendendo tra 80 e 110 durante i carichi del Giro d’Italia. Per un amatore, i valori assoluti contano meno della tendenza. Se il tuo HRV mattutino è significativamente inferiore alla tua media settimanale, è un chiaro segnale: il tuo corpo sta combattendo contro qualcosa (stress, cattivo sonno, inizio di un’infezione). In questi giorni, forzare una sessione di interval training (il “20%”) è l’errore peggiore. La scelta intelligente è optare per un recupero attivo leggero (parte dell’ “80%”) o un riposo totale.

Caso di studio: il diario HRV di un ciclista amatore

Un ciclista amatore italiano ha tracciato la sua HRV per un intero anno, scoprendo una verità fondamentale: la forma fisica non è una linea retta. Il monitoraggio ha smentito la convinzione di dover “menare duro” sempre. I dati hanno dimostrato che i periodi di maggior miglioramento seguivano sempre un’attenta gestione del recupero, guidata dall’HRV, validando l’efficacia del modello 80/20 nel prevenire i plateau e massimizzare gli adattamenti nel lungo periodo.

Il tuo piano d’azione per il punteggio di prontezza

  1. Misura quotidiana: Appena sveglio, misura l’HRV per almeno 45-60 secondi, rimanendo nella stessa posizione (sdraiato o seduto).
  2. Questionario soggettivo: Annota le tue sensazioni. Come sono le gambe? Ti senti stanco o energico? Valuta la qualità del sonno della notte precedente.
  3. Analisi del dato: Confronta il valore odierno con la tua media degli ultimi 7-14 giorni. Se l’HRV è nella norma o superiore, hai il via libera per l’allenamento intenso previsto.
  4. Decisione strategica: Se l’HRV è significativamente sotto la media, non è un segno di debolezza, ma di intelligenza. Opta per una seduta in Zona 1-2 (recupero attivo) o per il riposo totale.
  5. Considera il contesto: Tieni conto di fattori esterni che possono influenzare l’HRV, come un aumento improvviso di umidità, caldo eccezionale o stress extra-sportivo (lavoro, famiglia).

Ignorare un HRV basso è come guidare con la spia dell’olio accesa: puoi farlo per un po’, ma il danno a lungo termine è garantito. Ascoltarlo ti trasforma da semplice esecutore di tabelle a vero coach di te stesso.

Riposo totale o sgambata: cosa fare il giorno dopo un lungo per smaltire l’acido lattico più in fretta?

Il giorno dopo una granfondo o un’uscita lunga e impegnativa, il divano sembra l’unica opzione. La sensazione di gambe pesanti e indolenzite viene comunemente attribuita all’ “acido lattico”, anche se in realtà il lattato viene smaltito dal corpo in poche ore. Il vero colpevole sono le microlesioni muscolari e l’infiammazione generale. La domanda è: per accelerare il recupero, è meglio il riposo passivo totale o una leggera sgambata di recupero attivo? La risposta scientifica pende decisamente verso la seconda opzione.

Una pedalata molto leggera, mantenuta nel range del 50-60% della Frequenza Cardiaca massima (o sotto il 55% della tua FTP), fa miracoli. Questo sforzo minimo non aggiunge stress metabolico ma aumenta la perfusione sanguigna nei muscoli. Un maggior flusso di sangue significa un più rapido apporto di nutrienti e ossigeno per la riparazione dei tessuti e, soprattutto, una più efficiente rimozione delle scorie metaboliche che causano l’indolenzimento. È come aprire le finestre di una stanza piena di fumo per farla arieggiare più in fretta.

Ciclista in pedalata leggera di recupero su strada pianeggiante della campagna italiana

Come mostra l’immagine, il recupero attivo non è una performance, ma un momento di rigenerazione. L’obiettivo è pedalare in totale agilità, senza sentire alcuna fatica muscolare o affanno respiratorio. Una sessione di 30-60 minuti è più che sufficiente per attivare i benefici fisiologici senza intaccare le preziose riserve energetiche necessarie alla supercompensazione. Questo tipo di uscita rientra perfettamente nell’80% di lavoro a bassa intensità del modello polarizzato.

Il confronto tra le due metodologie, come evidenziato da recenti analisi sulle pratiche di defaticamento, mostra chiaramente i vantaggi del movimento.

Recupero Passivo vs Recupero Attivo dopo sforzo intenso
Tipo di Recupero Intensità Durata consigliata Benefici
Recupero Passivo Riposo completo 24-48 ore Risintesi fosfati, riossigenazione mioglobina
Recupero Attivo (Sgambata) 50-60% FC max (<55% FTP) 30-60 minuti Maggior perfusione muscolare, smaltimento lattato accelerato
Defaticamento post-gara 29-45% VO2max 15-20 minuti Riduzione 3% lattato/minuto, mantenimento ventilazione elevata

Quindi, la prossima volta che le gambe urlano vendetta, resisti alla tentazione del divano. Una breve e facile pedalata sarà il miglior investimento per essere pronto alla prossima sfida.

Pesi per ciclisti: perché fare squat pesanti in inverno non ti rende “lento” ma più resistente?

Uno dei miti più duri a morire nel ciclismo amatoriale è che l’allenamento con i pesi, specialmente con carichi elevati, renda “pesanti” e “lenti” in salita. La realtà fisiologica è esattamente l’opposto. L’allenamento della forza massimale, come squat e stacchi eseguiti con carichi pesanti e poche ripetizioni durante il periodo invernale, è una componente fondamentale per costruire un ciclista più potente, efficiente e resistente agli infortuni. Non si tratta di costruire massa ipertrofica da bodybuilder, ma di migliorare l’efficienza neuromuscolare.

Fare squat pesanti insegna al tuo sistema nervoso a reclutare un maggior numero di fibre muscolari simultaneamente per ogni singola pedalata. Questo si traduce in una maggiore produzione di forza a parità di costo energetico. In pratica, diventi più economico. Uno studio di riferimento ha dimostrato come un programma di forza potesse portare a un aumento del 17,2% della massima potenza aerobica, un guadagno impensabile con il solo allenamento in bici. Questo tipo di lavoro si inserisce perfettamente nella logica polarizzata: l’inverno è il momento di costruire le fondamenta, e la forza massimale è un pilastro di queste fondamenta.

L’approccio è cambiato anche nel professionismo, abbandonando gli esercizi a corpo libero per abbracciare i bilancieri. Come sottolinea un esperto del settore:

C’è tanta concentrazione sulla forza, sulla stabilità, sul core. Non facciamo più mille crunch all’ora. Usiamo bilancieri, squat, deadlift a velocità molto elevata per simulare ciò che accade in bici.

– Stephen Barrett, Head coach Decathlon AG2R La Mondiale

Integrare la forza in inverno è semplice. Un esempio di settimana tipo per un amatore italiano potrebbe essere:

  • Lunedì: Sessione FORZA in palestra (focus su squat, stacchi).
  • Martedì: Bici, endurance Z1/Z2 (60-90 minuti) per favorire l’adattamento.
  • Mercoledì: Scarico attivo in bici o riposo.
  • Giovedì: Seconda sessione FORZA (focus su parte alta e core stability).
  • Venerdì: Riposo.
  • Sabato: Lungo in bici in Z1/Z2 (parte dell’80%).
  • Domenica: Sessione di intensità sui rulli (parte del 20%).

In conclusione, non temere i pesi. Considerali uno strumento strategico per aumentare il tuo “massimale” di potenza, che poi potrai esprimere più a lungo grazie al lavoro aerobico svolto in bici.

Periodizzazione inversa o classica: come arrivare al picco di forma per la gara obiettivo di luglio?

La periodizzazione è l’arte di organizzare l’allenamento nel tempo per raggiungere il picco della forma in un momento preciso: la tua gara obiettivo. Per un ciclista amatore italiano che punta a una grande granfondo estiva come la Maratona dles Dolomites o la Sportful Dolomiti Race a luglio, la scelta è principalmente tra due modelli: la periodizzazione classica e quella inversa. La scelta dipende in gran parte da un fattore non tecnico: il clima del luogo in cui vivi.

La periodizzazione classica è il modello tradizionale: si inizia in inverno con un grande volume a bassa intensità (costruzione della base aerobica, l’80% del modello polarizzato) e si introduce progressivamente l’intensità (il 20%) con l’avvicinarsi della primavera e della stagione agonistica. Questo approccio è ideale per chi vive nel Centro-Sud Italia, dove le condizioni climatiche invernali permettono di svolgere lunghe uscite all’aperto. Al contrario, la periodizzazione inversa (o “reverse”) rovescia il concetto: si concentra sull’intensità durante l’inverno, sfruttando i rulli per sessioni brevi e di alta qualità (VO2max, soglia), per poi aumentare il volume all’aperto quando il tempo migliora in primavera. Questa è la scelta strategica per chi vive al Nord, dove il freddo e la neve rendono impossibili le uscite lunghe per mesi.

Caso di studio: due approcci per la Sportful Dolomiti Race

Un amatore del Lazio che prepara la granfondo di luglio può seguire un modello classico: da dicembre a febbraio costruisce il fondo con 16-22 ore settimanali in Z2. Ad aprile-maggio inserisce lavori specifici in Z3, Z4 e VO2max per arrivare al picco a giugno. Un suo collega di Bolzano, invece, opterà per un modello inverso: da dicembre a febbraio si concentrerà su 2-3 sessioni intense a settimana sui rulli, per poi allungare progressivamente le uscite e il volume da marzo in poi, quando le strade dei passi iniziano a essere percorribili.

Entrambi i metodi rispettano il principio 80/20, ma ne distribuiscono le componenti in modo diverso nel macrociclo. L’obiettivo finale non cambia: costruire una solida base di efficienza mitocondriale con il lavoro a bassa intensità e affinare la potenza di picco con gli stimoli ad alta intensità.

Ciclista in salita sulle Dolomiti durante preparazione estiva granfondo

Non esiste un approccio “migliore” in assoluto, ma solo quello più adatto al tuo contesto. La pianificazione strategica è ciò che distingue un allenamento produttivo da un accumulo di fatica sterile.

Carboidrati per ora: come allenare lo stomaco ad assumere 90g di carboidrati senza problemi gastrointestinali?

Puoi avere il motore di un professionista, ma se finisci la benzina, la tua gara finisce con te. Nelle granfondo lunghe, la capacità di assorbire una grande quantità di carboidrati è tanto importante quanto la potenza sui pedali. L’obiettivo moderno per gli atleti di endurance è arrivare ad assumere tra i 60 e i 90 grammi di carboidrati per ora, ma tentare di farlo senza una preparazione specifica è la ricetta per un disastro gastrointestinale. Lo stomaco, proprio come i muscoli, deve essere allenato. Questo processo si chiama “gut training” (allenamento intestinale).

Il principio è semplice: esporre progressivamente il sistema digestivo a quantità crescenti di carboidrati durante l’allenamento. Questo stimola un aumento dei trasportatori di glucosio nell’intestino (SGLT1 e GLUT5), migliorando la velocità di assorbimento e svuotamento gastrico e riducendo il rischio di crampi, nausea o gonfiore. Questo allenamento va fatto durante le lunghe uscite a bassa intensità (la base dell’80%), quando il sistema digestivo non è sotto lo stress estremo di uno sforzo massimale. È fondamentale associare sempre l’assunzione di carboidrati a un’adeguata idratazione: si stima che durante una granfondo si possano perdere fino a 3-4 litri di liquidi, e l’acqua è cruciale per il trasporto dei nutrienti.

Un piano progressivo, con prodotti e cibi tipici della tradizione italiana, può essere strutturato così:

  • Settimane 1-2: Inizia con 30g di carboidrati/ora durante le uscite lunghe in Z1/Z2.
  • Settimane 3-4: Aumenta a 40g/ora, iniziando ad alternare un gel commerciale con un mini-panino al prosciutto e miele.
  • Settimane 5-6: Sali a 50-60g/ora, introducendo fonti solide come piccole crostatine alla frutta (che apportano circa 20-25g di carboidrati).
  • Settimane 7-8: Punta a 70g/ora, provando anche opzioni salate come piccoli pezzi di pizzetta durante le uscite più lunghe per variare il gusto.
  • Oltre: Procedi verso gli 80-90g/ora, assicurandoti di bere 500-750ml di liquidi per ora e integrando con sali minerali, specialmente quando si superano i 60g/ora di carboidrati.

Ricorda: in una granfondo, la quarta disciplina, dopo nuoto, bici e corsa… è la nutrizione. Non lasciarla al caso.

Perché 30 minuti di pedalata al giorno valgono più di un’ora in palestra per chi lavora in ufficio?

Per il lavoratore d’ufficio con un’agenda fitta, la sfida più grande è la costanza. L’idea di dover ritagliare quasi due ore per un’ora effettiva di allenamento in palestra è spesso il primo ostacolo all’attività fisica. Qui, la bicicletta, specialmente se usata sui rulli, offre un vantaggio imbattibile in termini di efficienza temporale. L’equazione è semplice, come evidenziato da un’analisi comparativa per i lavoratori italiani.

30 min di bici da casa sono 30 min effettivi. 1 ora in palestra richiede spesso 1h30-1h45 totali tra spostamenti, cambio e doccia.

– Analisi efficienza temporale, Studio comparativo per lavoratori italiani

Ma il vantaggio non è solo logistico. Dal punto di vista del modello 80/20, queste “micro-dosi” di allenamento a bassa intensità sono incredibilmente preziose. Trenta minuti di pedalata agile in Zona 1 o 2, ripetuti 4-5 volte a settimana, non aggiungono stress significativo al sistema, ma contribuiscono in modo massiccio a costruire la base aerobica. È l’applicazione perfetta del principio “poco e spesso”, che si rivela molto più efficace di un’unica sessione estenuante a settimana. Questo volume di base costante crea le fondamenta perfette per il “guerriero del weekend”.

Caso di studio: la micro-dose che costruisce il fondo

Un impiegato milanese che pedala 30 minuti al giorno in Z1/Z2 accumula 3,5 ore settimanali di lavoro sulla base aerobica senza aggiungere stress alla sua giornata. Questo volume, mantenuto con costanza, costruisce una solida efficienza mitocondriale. Quando arriva il fine settimana, il suo corpo è pronto a sostenere l’uscita lunga o la sessione di intensità (il 20%), massimizzando i guadagni e rispettando perfettamente il rapporto 80/20, a differenza del collega che, partendo da zero, si “distrugge” nel weekend accumulando solo fatica.

Questa pratica costante di attività a bassa intensità migliora la sensibilità insulinica, promuove la salute cardiovascolare e ha un impatto positivo sull’umore e sulla gestione dello stress, tutti benefici cruciali per chi passa molte ore seduto a una scrivania. Non si tratta di scegliere tra bici e palestra, ma di riconoscere come la bici offra una soluzione più sostenibile per l’atleta con poco tempo.

L’integrazione di brevi sessioni quotidiane è una strategia potente che dimostra come l'efficienza dell'allenamento non si misuri solo in ore, ma in costanza e qualità.

In definitiva, per chi lavora in ufficio, 30 minuti di pedalata non sono un ripiego, ma la strategia più intelligente per costruire una performance duratura.

Perché pedalare da soli all’alba riduce lo stress lavorativo accumulato in settimana?

L’allenamento non è solo uno stress fisico da cui recuperare; è anche il più potente antidoto contro lo stress psicologico. Per molti ciclisti amatori, l’uscita in solitaria all’alba non è un obbligo della tabella, ma un rituale di meditazione in movimento. È uno spazio e un tempo protetti, un momento in cui il mondo esterno, con le sue scadenze, le email e le pressioni, non è ancora entrato in scena. Questa pratica ha benefici neurochimici tangibili: l’esercizio a bassa intensità, combinato con l’esposizione alla luce naturale del mattino, aiuta a regolare il cortisolo (l’ormone dello stress) e stimola la produzione di endorfine e serotonina, migliorando l’umore per il resto della giornata.

Pedalare da soli, inoltre, favorisce uno stato di mindfulness. L’attenzione si sposta dai pensieri ruminanti legati al lavoro alla cadenza della pedalata, al suono delle ruote sull’asfalto, al paesaggio che si svela lentamente. È un esercizio di presenza che “resetta” il sistema nervoso, riducendo l’ansia e migliorando la capacità di concentrazione. Non è un caso che molti amatori riscontrino un miglioramento del loro HRV nei giorni in cui riescono a ritagliarsi questo spazio mattutino. È la prova che il recupero non è solo fisico, ma anche mentale.

L’esperienza di chi vive questa pratica è più eloquente di qualsiasi dato scientifico, e risuona profondamente nel contesto italiano:

Pedalare all’alba tra le colline toscane nella nebbia, costeggiare un lago prealpino prima che si animi, percorrere le strade della Val d’Orcia – questa pratica di ‘meditazione in movimento’ è diventata il mio modo per ritagliarmi uno spazio personale prima del casino della giornata lavorativa. L’HRV migliora sistematicamente nei giorni con uscita all’alba.

– Esperienza di ciclista amatore italiano, Bikeitalia.it

Questo tipo di uscita si inserisce perfettamente nella quota dell’80% a bassa intensità del modello polarizzato. Non aggiunge fatica, ma costruisce la base aerobica mentre contemporaneamente ricarica le batterie mentali. È un investimento a doppio dividendo: migliori come atleta e come persona, arrivando in ufficio più calmo, centrato e produttivo. La bici diventa così non un’altra fonte di stress, ma lo strumento principale per gestirlo.

Riconoscere il valore mentale e psicologico dell'allenamento a bassa intensità è cruciale per la sostenibilità a lungo termine della propria passione sportiva.

La prossima volta che la sveglia suona prima dell’alba, non pensarla come a un sacrificio, ma come al più grande regalo che puoi fare a te stesso prima che la giornata inizi.

Elementi chiave da ricordare

  • Il dogma del “sempre forte” è un errore: allenarsi costantemente in “zona grigia” (Z3) porta a stallo e burnout, non a miglioramenti.
  • L’80/20 è una strategia fisiologica: la bassa intensità costruisce l’efficienza mitocondriale (resistenza), l’alta intensità stimola la potenza di picco.
  • Il corpo comunica, impara ad ascoltare: metriche come l’HRV sono strumenti oggettivi per decidere quando spingere e quando recuperare, rendendoti il coach di te stesso.

Strategia di gara per la Maratona dles Dolomites o Nove Colli: come gestire i primi 50 km per non esplodere sull’ultima salita?

Il giorno della gara è il momento in cui tutti i principi dell’allenamento polarizzato convergono in un’unica arte: la gestione dello sforzo. Una granfondo come la Maratona dles Dolomites o la Nove Colli non si vince nei primi chilometri, ma si può sicuramente perdere. L’errore più comune, dettato dall’adrenalina e dalla foga del gruppo, è partire troppo forte, bruciando preziose riserve di glicogeno che mancheranno inesorabilmente sull’ultima, decisiva salita. La strategia vincente è un’applicazione diretta del modello 80/20: una lunga fase di gestione a intensità controllata, per poi dare tutto nella fase cruciale.

Per le prime ore di gara, l’obiettivo è essere il più efficienti possibile. Le linee guida suggeriscono di mantenere un’intensità intorno al 70-75% della propria FTP. Questo significa rimanere ben al di sotto della propria soglia anaerobica, utilizzando prevalentemente il metabolismo aerobico e preservando il glicogeno muscolare. In una gara come la Nove Colli, questo si traduce nel rimanere coperti nel gruppo nel lungo tratto pianeggiante iniziale, senza mai prendere un metro di vento. Nella Maratona dles Dolomites, significa affrontare le prime salite (Campolongo, Pordoi) con un ritmo controllato, in Z2 o bassa Z3, accettando di essere superati da chi sta già forzando.

Questa pazienza iniziale non è un segno di debolezza, ma di intelligenza strategica. Ogni goccia di energia risparmiata nelle prime due ore sarà oro colato quando affronterai il Passo Giau o l’ultimo Barbotto. È una questione di disciplina mentale: fidarsi della propria preparazione e resistere alla tentazione di seguire il ritmo forsennato degli altri.

La gestione varia leggermente a seconda del percorso, come mostra una comparazione diretta tra le due regine delle granfondo italiane.

Strategia differenziata Nove Colli vs Maratona dles Dolomites
Aspetto Nove Colli (205km, 3840m+) Maratona dles Dolomites (138km, 4230m+)
Primi 50km Rimanere coperti nel gruppo in pianura Affrontare Campolongo/Pordoi in Z2/bassa Z3
Gestione sforzo Mai tirare, sfruttare scia Ritmo controllato, accettare sorpassi
Intensità target 65-70% FTP in gruppo 70-75% FTP in salita
Fase decisiva Ultimo Barbotto Passo Giau finale

Interiorizzare una solida strategia di gestione dello sforzo è l’ultimo, fondamentale passo per trasformare mesi di allenamento in una performance di successo.

Ora che hai compreso i pilastri scientifici e pratici dell’allenamento polarizzato, l’ultimo passo è applicare questa conoscenza per diventare un atleta più intelligente, più forte e, soprattutto, più consapevole. Smetti di combattere contro il tuo corpo e inizia a lavorare con lui: i risultati che cerchi sono lì che ti aspettano.

Scritto da Davide Sartori, Allenatore di Ciclismo (III Livello FCI) ed ex corridore dilettante, esperto in metodologia dell'allenamento e gestione della gara. Focalizzato su performance, gravel racing e preparazione atletica per Granfondo.